09 aprile 2012

Ignoranze

"Non sai cosa ti farei"

E non l'ho mai saputo.

31 marzo 2012

Come ci si sente?

Come ci si sente ad essere amati dagli altri?
È la domanda che ponevo ad un mio caro amico che non aveva nessuna difficoltà nelle relazioni. Gli bastava entrare in una stanza, salutare e tutti erano ai suoi piedi. La gente gli ruotava attorno, lo cercava, cercava la sua compagnia, godeva della sua conversazione anche quando non aveva niente di brillante da dire. Erano tutti ammaliati da lui.

Ho conosciuto altre persone così. E anche a loro avrei voluto chiedere: come ci si sente?
Li guardavo ammirata cercando di scoprire il loro segreto senza mai riuscirci.
E intanto continuavo a chiedermi: come ci si sente?

Con il passare degli anni la sofferenza ha lasciato posto alla consapevolezza. È così. Punto.

Oggi quella domanda non me la pongo più. Oggi lo so.

30 marzo 2012

L'accentiamo?

Quando sento pronunciare pùdico anziché pudìco, mi sale un fastidio indicibile. Mi fa l'effetto delle unghie sulla lavagna moltiplicato per 100, mi viene voglia di urlare in faccia al malcapitato, di prendere un enorme pennarello rosso e di tracciargli una grossa linea dalla testa ai piedi. Mi si irrigidiscono le dita, mi tremano le labbra, lo sguardo si incupisce, scrivo cose esagerate.
Mi rendo conto che è una reazione spropositata: è un errore, ma non è mica la fine del mondo! Chissà quanti accenti sbaglio io senza saperlo e senza che nessuno mi corregga. Quanti anni ci ho messo a distinguere, mentre parlo, pésche da pèsche!
Ma non ci posso fare niente e non ne capisco il perché. Anzi non lo capivo fino a questa mattina quando, all'improvviso, mi si è riproposto un ricordo che credevo rimosso.
Era uno degli ultimi anni di università, uno degli ultimi esami, Letteratura Italiana. Millemila pagine, un metro e dieci di libri (misurati).
Il professore aveva deciso che le vittime sarebbero salite all'altare sacrificale a due a due.
E io mi sono trovata una sconosciuta al mio fianco.
Il professore apre il nostro libretto, sorride alla mia collega "Maturità classica" e dedica a me una smorfia di disappunto davanti al quel "Istituto professionale femminile". Smorfia leggermente addolcita dalla vista del 30 in un esame sostenuto precedentemente con lui e dal 30 della prima parte di quello di quel giorno.
Comincia il ping pong di domande e risposte, sto andando alla grande! Il professore sorride fino a...
La collega pronuncia con ardore un pùdico mentre sfoggia, tronfia, la sua cultura.
Il professore si fa rosso in viso, comincia ad inveire contro la studentessa e la sua inutile maturità classica. Lei balbetta, io sono ammutolita.
Alla fine toglie un paio di voti ad entrambe.
Da quel giorno pùdico è per me sinonimo di un'ingiustizia subita, e non mi va giù.

25 marzo 2012

Gli uomini vengono da Gillette, le donne da Silk-épil -Dialogo sulla depilazione.

Lui: Finalmente la primavera! Gli abiti si allegeriscono, le gonne si accorciano..."
Lei: E noi non abbiamo più scuse. Devo prendere appuntamento dall'estetista.
Lui: Ma come te la fai depilare?
Lei: Scusa???
Lui: Sì, dai!
Lei: Non penso ti riguardi.
Lui: A me la patata piace completamente depilata.
Lei: Come dici?
Lui: A me la patata piace completamente depilata. Sai se ci devo mettere il naso... preferisco non trovarci peli.
Lei:  Parla uno che i peli ce li ha anche sulla faccia!
Lui: Ma mi rado tutti i giorni!
Lei: Non è la stessa cosa. C'è una bella differenza tra il rasoio e la ceretta.
Lui: Non vorrai che mi faccia la ceretta sulla faccia?
Lei: Non sarebbe una cattiva idea.
Lui: Ma hai presente quanto male fa?
Lei: ... ti ricordo che noi donne ce la facciamo all'inguine.
Lui: Mi pare il minimo. Non puoi mica passarci il rasoio! Quando ricrescono poi pungono, sai che abrasioni ahahahah!
Lei: Sì lo so. Questa tua ultima dichiarazione depone per la ceretta facciale, che ne dici?
Lui: Con te non ci parlo più.

11 febbraio 2012

Intolleranze

Le intolleranze alimentari, siano esse di origine fisica o psicologica, sono in grande aumento e, secondo me, stanno creando disagio anche nelle relazioni umane.
Iniziamo da un’intolleranza psicologica e facciamo l’esempio del vegetariano. Sì perché avere un amico vegetariano può creare un certo imbarazzo. Lo invito a cena e cosa gi preparo? Mangerà le uova? E il formaggio? Beh, gli preparo delle tartine al tonno così risolvo. Anche la scelta di un ristorante può rivelarsi problematica: bisogna trovare quello che abbia un menù vario e possibilmente abbondante perché è matematico che se vai in un ristorante con un unico piatto vegetariano, quel piatto sarà terminato. Per non parlare poi del povero cameriere che, mentre elenca i pregi della bistecca di chianina, del ragù di cervo, dell’agnello da latte si trova puntati addosso due occhi che, a seconda delle occasioni, lanciano strali o trattengono lacrime.
Poi ci sono gli intolleranti al glutine che hanno tutta la mia comprensione, ma che a volte sono da evitare come la peste. Se ti invito a cena, mi impegno a trovare delle ricette sfiziose, compro i prodotti adatti, ma non mi puoi chiedere di cambiare il forno e le pentole!
L’intollerante al latte invece è più fastidioso degli ex fumatori. Sarà forse per quel lontano ricordo con il seno materno, sarà la nostalgia per l’infanzia, non lo so, ma se lui non può più bere il latte non lo deve bere nessun’altro. Difficile ammettere che si tratta di una giustificata invidia, allora via di spiegazioni pseudo scientifiche, sentite qua e là e riportate pari pari senza un minimo di controllo delle fonti.
“L’uomo è l’unico animale che beve il latte in età adulta”
E allora? L’uomo è anche l’unico animale che spara cazzate dalla mattina alla sera e nonostante tutto non si è ancora estinto.

04 febbraio 2012

Qualcuno che

(immagina una musica romantica)
Qualcuno che a letto si accoccola al tuo fianco.
Qualcuno che ti scalda i piedi senza che tu glielo chieda.
Qualcuno che che si appoggia alla tua schiena.
Qualcuno che respira, piano, sul cuscino vicino.
Qualcuno che quando è stanco russa leggermente.
Qualcuno che al mattino ti sveglia con una carezza sulla guancia o un buffetto sul naso.
Qualcuno che quando apri gli occhi, li apri nei suoi.
Qualcuno che...
 (improvvisa interruzione della musica)
                                                                   ...non niente, parlavo dei miei gatti.

14 gennaio 2012

Ho bisogno di un uomo

Ho bisogno di un uomo che mi faccia sentire donna.
Di un uomo che mi porti fuori a cena e che mi venga a prendere a casa.
Di un uomo che mi faccia delle sorprese. Che mi suoni il campanello portando una bottiglia di vino per cena.
Che si fermi a dormire senza preavviso.
Di un uomo che mi accarezzi a lungo le gambe. Lentamente. Salendo piano piano dalle caviglie fin su, su sulle cosce.
Ho bisogno di un uomo che mi faccia sentire donna e che con la sua imprevedibilità mi costringa, costantemente, a tenere pulita casa. E a fare la ceretta.

13 gennaio 2012

Progresso

Oggi ripensavo a quante competenze ho acquisito grazie al cambiamento della società in cui vivo.
Ad esempio.
Vado al distributore, tolgo il tappo del serbatoio, schiaccio il bottone, prendo la pistola e faccio benzina. So fare il benzinaio!
Al supermercato prendo i guanti, il sacchetto, scelgo la frutta o la verdura, la metto nel sacchetto, la peso ci metto l’etichetta con il prezzo. So fare il fruttivendolo!
Entro nel mio conto corrente, controllo l’estratto conto, imposto un bonifico. So fare il bancario!
E pensare che fino a qualche anno fa c’era chi faceva tutte queste cose per me.
Bella cosa il progresso! 

11 dicembre 2011

Il geco


Alla sera, quando appoggio la testa sul cuscino, mi vengono in mente dei bei pensieri, delle belle considerazioni. Al mattino però me le sono dimenticate e questo blog rimane vuoto.
Ieri sera ho ripensato perL’ennesimaVoltaAllaMiaSituazioneEccheppalle e ho realizzato che ho il sex appeal di un geco.
Il geco, quel grazioso animaletto che ci hanno fatto anche una trasmissione radiofonica. Avete presente il geco? Tutti amano il geco. Uh, che carino il geco! Oh, che simpatico, il geco! Sai me lo sono tatuato sulla spalla, il geco! Ma lo sai che porta fortuna, il geco! In vacanza ne ho visto tantissimi, di gechi!
Salvo poi, quando se lo trovano in camera da letto, scappare, urlando, terrorizzati.

03 dicembre 2011

Gli Amici

Gli Amici sono esseri meravigliosi e soprannaturali che ti capitano a casa, senza preavviso, proprio nel momento in cui stai per scoppiare a piangere.

28 novembre 2011

Tempi e modi

Non è che non sono sexy, piacente e desiderabile. Me ne rendo conto osservando gli sguardi degli uomini quando cammino per strada, quando sposto leggermente i capelli dalla fronte, quando accavallo le gambe. Lo vedo, a volte, un lampo di desiderio nei loro occhi. Lo sento, a volte, il loro pensiero: "una botta gliela darei".
Mai una volta, mai uno che passi dal condizionale all'indicativo, presente.

16 novembre 2011

Riflessioni.

Avrei dovuto intuire il mio futuro tanti anni fa, quella volta che mi sentii domandare:
"Stasera facciamo un'uscita tra maschi, sei dei nostri?"

11 novembre 2011

Complimenti

I complimenti possono far piacere oppure creare imbarazzo. Possono creare illusioni, false aspettative, possono avvicinare le persone o farti venire voglia di scappare. I complimenti possono inorgoglirti fino a farti scoppiare l'ego o farti vergognare. I complimenti possono essere una piacevole sorpresa o una quotidiana abitudine.
Possono essere generici: sei bella, sei simpatica, sei intelligente... Possono essere ambigui: sei simpatica, sei un tipo, sei particolare... Possono essere volgari: (censura). Possono essere creativi: hai un bel telaio, non sei bella sei come un cricetino...
L'apice del successo arriva con la somma di tutti i complimenti. Quello che li contiene tutti, che è trasversale e comprende il fisico, la testa, il carattere, il fascino, l'eleganza, il fisico (ah, l'ho già detto).
Puoi ritenerti davvero soddisfatta quando un uomo commenta una tua frase, intelligente o sciocca non ha importanza, con "PICCHI DI TESTOSTERONE". E nient'altro.

10 novembre 2011

Attitudini

In ufficio.
Collega: "Uh, ma che brava! Ti fai i vestiti! Io non so nemmeno attaccare un bottone..."
Pimpi: "Sai, per il cucito ci vuole passione, come per tutte le cose. E bisogna esserci portate, come per tutte le cose. Tu non sarai portata per il cucito, io ad esempio, non sono portata per il matrimonio".

05 novembre 2011

Riflessioni autunnali

Non capisco perché, nella stagione in cui la natura si veste dei suoi colori più belli e forti, la gente abbandona gli abiti sgarganti per omologarsi nei toni del nero, grigio e marrone.
Gente color nebbia in mezzo alla nebbia.

A voce alta

Fuori piove, è grigio e umido.
Dopo una sana dormita ho acceso il pc, così perché non avevo voglia di fare niente. Anzi no, avevo voglia di farmi leggere delle storie come quando da piccola lo faceva la mamma o la nonna. Avevo voglia di farmi coccolare da una voce come se fossi ancora una bambina.
Nella rete trovi tutto e trovi anche chi ti legge qualcosa: il Collettivovoci.
Ho ascoltato per un po' e poi ho deciso di leggere anche io qualcosa, ho registrato e ho spedito. E mentre sorridevo di questa cosa mi è tornato in mente un personaggio che leggeva ad alta voce.
Non ne ricordo il nome, forse non l'ho mai saputo. Era uno di quei personaggi che frequentava il bar in cui lavoravo. Ma non il solito avventore, no: quel bar era frequentato da tutti i dereletti, i barboni, le ex puttane, i pazzi di Padova. E io li adoravo perché tutti avevano una grande storia da raccontare.
"Il professore" (così lo chiamavamo) aveva una folta barba bianca e arrivava la mattina presto. Aspettava che finissi di sistemare tutte le sedie passeggiando su e giù con un libro in mano. E leggeva ad alta voce.  Poi entrava, chiedeva un cappuccino, usciva, si sedeva nell'angolo più lontano e mentre beveva il cappuccino continuava a leggere.
Poi si alzava, metteva a posto la sedia, raccoglieva la tazza, me la riportava e "buongiorno!", usciva e ricominciava a leggere e a camminare su e giù.
E noi lì tutti ad ascoltare e a non capire.
Un giorno mi sono avvicinata, non troppo perché "il professore" manteneva le distanze, ma quel tanto che mi permettesse di leggere il titolo del libro.
La copertina era consunta, le lettere avevano ormai il colore del tessuto, ma ho capito di cosa si trattava: "il professore" leggeva Shackespeare, in inglese.
Ripensando al "professore" mi è venuta voglia di leggere ad alta voce (o a voce alta, come dice qualcuno), camminando su e giù.

14 ottobre 2011

Come i matti

Mi dicono spesso: "Tu parli da sola come i matti".
Non è vero che parlo da sola, penso a voce alta, faccio uscire i miei pensieri e li trasformo in parole. Perché lì, dove stanno i pensieri, è troppo stretto e se li conservi tutti poi si ingarbugliano, si confondo ed è un casino sbrogliare la matassa. Le parole una volta uscite si sciolgono nell'aria e non occupano più spazio. I pensieri allora possono allungare le gambe e rilassarsi.

06 ottobre 2011

Solo gli stupidi non cambiano mai idea

Io, ad esempio, quest'anno ho già fatto acquisti per ben 2 volte da Decathlon.
(e non me ne capacito nemmeno io)

03 ottobre 2011

Vita da single

La carta igienica finita e non avere nessuno a cui dare la colpa.

30 settembre 2011

Allo specchio

Guardo con affetto il mio corpo maturo.
Questo corpo imperfetto pieno di difetti che un tempo me l'hanno fatto detestare, ma anche con qualche pregio che la miopia della gioventù non mi permetteva di vedere.
Provo affetto per questo corpo che mi ha fatto soffrire, ma anche gioire, che mi ha sorretto e fatto inciampare, che è quello che sono stata, quello che sono e quello che diverrò.
Lo guardo e vedo quello da cui sono venuta. Più il mio copro matura e più trovo somiglianze con il corpo di mia nonna, la mia adorata nonna.
La rotondità del seno che lei aveva ancora pieno nonostante l'età e quattro gravidanze, la sporgenza della pancia impossibile da eliminare, la pelle delle gambe che si secca proprio nello stesso punto dove si seccava la sua, la forma delle cosce, la linea del mento.
Continuo a guardarlo e mi commuovo.