
Qualche tempo fa la mia cara amica Mara mi ha chiesto di scrivere le recensioni sui libri che leggo. Mara è una vera amica e un po' mi sopravvaluta.
Recensione...recensione: articolo che analizza in modo critico un'opera pubblicata di recente, estens. commento critico riportato su giornali e riviste relativo a mostre, spettacoli, film e sim. (grazie Paravia).
Non ne sono capace.
Le recensioni suonano più o meno così: in Andrea Vitali – con il suo «Una finestra vistalago» (Garzanti) – si ammira anche la rara capacità polifonica di cucire la trama complessa con abili suture fatte di esitazioni, rimandi, sospensioni, atti a creare quel clima di attesa che spinge il lettore a correre sulla pagina per arrivare in fondo, preso da grande curiosità. Grazia Giordani
Tanto per citare quelle sull'ultimo libro che ho finito di leggere.
Per scrivere delle cose così bisogna avere un freddo distacco intellettuale, una solida cultura, un buon lessico, una discreta dose di faccia tosta.
Io invece con i libri ho un rapporto viscerale, ci affondo dentro, mi appassiono alle vite dei personaggi, sorrido con loro, soffro per il loro dolore, fremo nei momenti di suspense, partecipo alla loro vita.
Questo quando sono fortunata e trovo un libro che mi appassiona. Con Una finestra vistalago non è andata così.
...si ammira anche la rara capacità polifonica di cucire la trama complessa. Trama complessa? Ho avuto l'impressione di leggere gli appunti per un libro, dati alle stampe prima di essere sviluppati. I personaggi appena accennati non mi hanno coinvolto, i loro sentimenti non mi hanno colpita. La passione del dott. Tornabuoni per Grazia si ripresenta ogni tanto con la forza di un ruttino, burp, basta deglutire ed è passata fino al prossimo ruttino.
La descrizione fisica dell'ostessa vorrebbe creare un po' di suspense, in attesa che il mistero venga svelato verso la fine. Non li ho avvertini, né il mistero, né la suspance.
Insomma una delusione. un libro che non non mi ha lasciato nulla. (per fortuna avevo preso la versione super economica)
Quando ho saputo che ha vinto ben 2 Premi letterari nel 2003 non ho potuto fare a meno di ripensare al prof. Pietro Scullino e alla preparazione del permio letterario Cinque Bettole (L'intagliatore di noccioli di pesca, Nico Oreglio).
Leggendo Il petalo cremisi e il bianco mi sono immediatamente lasciata andare in balia del narratore che mi indicava dove volgere il mio sguardo. Una presenza sconosciuta, appena dietro la spalla, ma necessaria, rassicurante. Ad un certo punto non l'ho più trovata, non l'ho ancora perdonato all'autore.
Ionoltre ho un grosso problema con i finali. Spesso mi deludono, non so perchè, forse quando un libro mi appassiona le mie aspettative sono molto altre, forse vorrei che il libro non finisse mai.
Quando ho iniziato La misteriosa fiamma della regina Loana mi sono infilata tra le pagine per seguire da vicino il filo dei pensieri del protagonista. Ero entusiasta, mi piaceva l'idea di un personaggio con una menoria esclusivamente letteraria. Non riuscivo a staccarmi, dovevo arrivare alla fine. A notte fonda , arrivata alla fine, ho lanciato il libro: che rabbia, il finale non era all'altezza del libro!
Con queste premesse non posso certo scrivere qualcosa che abbia anche solo la parvenza della recensione.
(Per Mara, sto pensando a come esaudire la tua richiesta)
**mi hanno segnalato degli errori di ortografia, accuso il colpo, correggo, ma non cambio idea.