08 maggio 2007

Alle fronde dei salici


E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.

Oggi pomeriggio il ragazzino di 13 anni che ogni tanto aiuto nei compiti doveva fare un commento alla poesia di Quasimodo. Il commento, secondo lo schema del libro, prevedeva lo sviluppo di alcuni punti. Abbiamo superato quasi indenni lo scoglio del titolo, dell'autore, del riassunto (la parafrasi). Quando siamo arrivati alle intenzioni dell'autore: "Allora dimmi M., che cosa voleva dire Quasimodo con questa poesia?".
Grattatina di testa, succhiatina alla penna e poi parte a scrivere: "Quasimodo non esprime odio nei confronti del nemico..." Pausa.
"Perchè?" Chiedo io.
Pausa, e poi il lampo di genio! "Perchè non era in grado si esprimerlo!"
Ecco.
Poi è toccato alle considerazioni personali. Ho chiesto al piccolo discente cosa pensasse della poesia, cosa gli avesse comunicato.
... lunga pausa con tanto di fronte corrugata nello sforzo intellettivo.
"Ho capito che il poeta voleva dire che questa qui è una cosa grave, ma ce ne sono anche di più gravi"

Sigh.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Una poesia bellissima e commovente.

Tutto sommato è abbastanza esplicita e diretta... spero che alla fine al giovane sia arrivato il messaggio.

Unknown ha detto...

Purtroppo il giovane è irrecuperabile. Vive nella completa indifferenza, non riesce a capire che il mondo reale è tutt'altra cosa rispetto alla Play station. E' convinto che le sofferenze cantate da Quasimodo siano una cosa isolata, che non capitino più. E' ancora nel suo "mondo delle meraviglie". E questo mi spaventa.