11 aprile 2010

Sorvolare

Non sappiamo più sorvolare.

Verbo leggero e pacato.

Ieri, la mia amica Chiara ed io siamo andate al concerto di Carmen Consoli. Lei ed io, come tanti anni fa, quando eravamo ancora studentesse.

Arrivate al parcheggio ci siamo trovate davanti una ragazza che urlava contro il parcheggiatore perché non riteneva giusto pagare 5 euro per posteggiare. La violenza con cui ha aggredito l'uomo che non aveva nessuna responsabilità in merito mi ha lasciata esterrefatta.

L'ho ritrovata alla cassa. Era nervosa, con la faccia tirata che cercava di parlare con un responsabile per reclamare.

Ho scambiato qualche battuta, sorridendo, con una giornalista che stava facendo la fila per l'accredito, sulle falle dell'organizzazione. La ragazza arrabbiata si è girata e mi ha lanciato un'occhiataccia che rivelava tutta la sua disapprovazione per il mio atteggiamento "leggero".

Mi sono chiesta se vale la pena rovinarsi una serata di piacere per qualche sottigliezza.

Mi rendo conto che è un atteggiamento comune, ci arrabbiamo per piccole cose sulle quali potremmo tranquillamente sorvolare. Ci lanciamo in campagne per veri o presunti piccoli diritti, per insignificanti sgarbi con l'unico risultato di incattivirci. Come se il nostro esistere, il nostro potere dipendesse dalla forza, dalla violenza con cui ci rivolgiamo al prossimo.

Ci indigniamo di fronte ad una fila troppo lunga ad uno sportello, a qualche minuto di attesa, a qualche euro per un parcheggio, sprecando un'energia che potrebbe essere incanalata verso temi più importanti.

Sorvolare sulle piccolezze, affrontare con leggerezza i piccoli disagi, stemperare con un sorriso la tensione. Sarò stupida, ma mi pare che basterebbe per vivere un po' meglio.

2 commenti:

cinciamogia ha detto...

Non è facile... La leggerezza è una dote rara, rarissima in un mondo in cui gli urlatori stanno in cima alla catena alimentare (per dire, al governo).

Pimpirulin ha detto...

Bah.
Mi pare da idioti vivere sempre incazzati...