18 maggio 2011

La vita è un rebus

Si, ma la soluzione non è a pag.46.

Qua e là

Navigando qua e là scopro che molte persone che frequentavo ai tempi dell'università hanno fatto e continuano a fare cose importanti.
Frequentando qua e là scopro che molte compagne di università si sono sposate e hanno dei figli.
Navigando e frequentando qua e là mi rendo conto che sono l'unica che non ha combinato un cazzo.

12 maggio 2011

Decomplessata

Da adolescente collezionavo complessi. Crescendo ho fumato il calumet della pace con molti di loro.
Ho fatto pace con il mio naso che sembra essersi magicamente rimpicciolito.
Ho fatto pace con i miei denti sporgenti che si sono ribellati agli anni di apparecchio.
Ho fatto pace con le mie natiche mai abbastanza sode e alte.
Ho fatto pace con la mia cellulite che mi ha ricambiato non invadendo altre porzioni delle mie cosce.
Ho fatto pace con i miei fianchi larghi e i miei chili di troppo.
Ho fatto pace con i miei piedi, prima ancora del ritocchino.
Ho fatto (quasi) pace con il mio profilo che non mi piace ancora ma che a fatica riesco ad accettare.
Ho fatto pace con le mie gambe, all'inizio solo d'inverno inguainate da morbide calze.
Da un anno ho fatto pace anche con le mie gambe in estate. Peggio per voi!

Test pseudo-psicologico

Che rapporto hai con il sesso?
Nessuno.

08 maggio 2011

Ripetitiva

 "E allora, come hai festeggiato il tuo compleanno?"
"Quest'anno non ho festeggiato. Sai non ne avevo proprio voglia: ormai mi sembra un film già visto, sempre con lo stesso copione. Sempre le stesse cose. Stessi invitati, stessa torta, gli stessi auguri. Lo capisci vero, è la sesta volta che compio 35 anni!"

07 maggio 2011

Chi svuota le tasche, chi si riempie la bocca 2

Bene, è confermato che i soldi raccolti con gli sms (1.815.408 euro come risulta dal sito collegato a quello della Regione) verranno destinati alle opere pubbliche, quelli raccolti attraverso altre iniziative (concerti, cene, etc.) saranno distribuiti alle persone.
Non credo che ponti e strade fossero nei pensieri di chi ha inviato uno o più sms.

Queste informazioni vengono date solo dai sindaci durante gli incontri con i propri cittadini.
Lo stesso sito riporta:
"I contributi in solidarietà sono ancora integralmente a disposizione e saranno utilizzati per il ripristino di opere esemplari di carattere pubblico e di utilità collettiva, che possano ricordare nel tempo la vicinanza di tanta gente alle comunità venete disastrate dall’alluvione."
Secondo me ci scappa anche qualche statua all'alluvionato.

03 maggio 2011

Babbo Natale non esiste

Quando sei piccolo credi a tutto ciò che ti raccontano. I tuoi genitori sono degli dei e quel che dicono è la Verità.
Poi crescendo scopri che Babbo Natale non esiste, che i bambini non nascono sotto i cavoli e che non vengono portati dalla cicogna. Scopri che il Principe Azzurro assomiglia al Mago Zurlì, che le scarpine di cristallo fanno venire i calli ai piedi, che se provi a mettere gli stivali ad un gatto potresti rimetterci un occhio.
Quando ero piccola mia mamma mi costringeva ad aiutarla a piegare le lenzuola. Diceva che ci vogliono due persone per piegare le lenzuola perchè sono grandi e una persona da sola non ce la fa.
Maaammaaa, vieni qui che ti faccio vedere una cosa!

27 aprile 2011

Chi svuota le tasche, chi si riempie la bocca

La notizia non è ufficiale, non ho trovato conferme.
La riporto così come mi è stata raccontata da un'amica alluvionata, dopo un incontro per informare i cittadini.
Pare che i soldi confluiti nel conto corrente della Regione, donati per aiutare gli alluvionati del Veneto, siano stati "dirottati" in un fondo per le opere pubbliche.
Di quel risarcimento che avrebbe dovuto essere pari al 70% dei danni subiti, solo il 30% andrà alla gente. Il 30% del 70%!
Aspetto di avere la conferma per incazzarmi sul serio. Ma hanno già iniziato a girarmi.



(spero di essere presto smentita, sono disposta a battermi il petto, cospargermi il capo di cenere, inginocchiarmi sui ceci)

23 aprile 2011

Le parole che non ho più detto: ciapìn

CIAPIN: presina. Ciapìn deriva dal verbo CIAPARE cioè prendere.
In un epoca di forni a microonde, di pasti precotti, di manici di plastica, il ciapìn ha perso la sua funzione primaria, quella di ciapare i manici roventi delle pentole, per acquistarne una puramente estetica di semplice accessorio della parure composta da asciugapiatti e guanto da forno.
Le mamme moderne appendono il ciapìn ad un gancio e lì lo dimenticano. Non evocano pìù il suo nome privano i ragazzini di un gustoso divertimento: far ripetere la parola in continuazione e velocemente ai bambini  più ingenui. Gioco che nei più piccoli provoca rossori di vergogna e fughe di imabrazzo.

22 aprile 2011

A volte

Lavoro in un ufficio circondata da donne. Più o meno hano la mia età, la maggior parte è sposata, molte hanno dei figli, alcune sono separate o divorziate.
Una collega, sposata da anni, con figli, con una visione conformista del suo futuro e con problemi a concepire il mio tipo di vita mi chiede:
"Ma tu che vivi sola da così tanti anni, ma come fai? Quando torni a casa non ti viene mai voglia di avere un uomo accanto?"


Si, a volte...

Le amiche si vedono nel momento...

"Ieri sera ho finalmente trovato il tempo di leggere il tuo blog. Ma scrivi benissimo"

Grazie, ti voglio bene anche io!

13 aprile 2011

Gente onesta

La tv non funzionava da un paio di mesi. Non si vedeva più nessun canale, non riuscivo a vedere nemmeno i DVD.
L'ho portata dal tecnico, uno di quelli di una volta che aggiustano tutto. L'ha guardata, ha premuto il pulsante di accensione, si è illuminata e ha ripreso a funzionare benissimo.
Un professionista così bravo potrebbe farsi pagare qualsiasi cifra, invece non mi ha chiesto nemmeno un euro.

09 aprile 2011

Chi lascia la strada nuova...

Capita di allontanarsi da certe persone che frequentavi abitualmente. Per noia, perchè non riesci più a condividere i tuoi interessi. Perchè vorresti fare mille cose e con loro non ci riesci. Perchè non hai più nulla da dire.
Capita che per un periodo ti senta sola. Stai chiusa in casa, non esci quasi più. E se hai un carattere come il mio cominciano le paranoie e le manie di persecuzione.
Capita poi che per caso incontri delle persone, ci esci a cena una sera e passi una delle serate più serene degli ultimi tempi. Torni a casa con il sorriso stampato in faccia, il giorno dopo molte ombre si sono dileguate e ringrazi il merciaio che te le ha fatte incontrare.

03 aprile 2011

La prossima volta

Tra donne:
"La prossima volta me ne trovo uno più ricco.
La prossima volta me ne trovo uno più bello.
La prossima volta me ne trovo uno più sportivo.
La prossima volta me ne trovo uno più colto.
La prossima volta me ne trovo uno più ambizioso.
La prossima volta me ne trovo uno più amante della famiglia.
La prossima volta me ne trovo uno più maturo.
La prossima volta me ne trovo uno più responsabile.
La prossima volta me ne trovo uno meno mammone.
La prossima volta me ne trovo uno meno impegnato.
La prossima volta me ne trovo uno meno ambizioso.
La prossima volta me ne trovo uno meno sportivo.
La prossima volta me ne trovo uno bello."

Pimpi: "La prossima volta me ne trovo uno."

(quando entro in merceria mi sento ispirata)

02 aprile 2011

Lo cambio o non lo cambio?

Porto lo stesso colore di capelli da una vita. L'ho scoperto per caso, dopo averne provati decine, aaver fatto improbabili miscugli, fatto inorridire generazioni di parrucchieri.
Finalmente lui, il mio rosso ideale. Forte, deciso ma non troppo finto. All'inizio si chiamava "rosso vulcano".
Non l'ho più lasciato se non per una breve pausa di un mese, il tempo necessario a sostenere un esame con una professoressa con cui avevo litigato e che non volevo mi riconoscesse.
Porto lo stesso colore da una vita, non sono una di quelle donne che scandisce il cambio di stagione con un cambio di colore. E la gente non si accorge del tempo che passa. "Sei sempre uguale!" esclamano quando mi vedono.
È un colore che non passa inosservato, se colpito da un raggio di sole ti costringe a voltarti. È un colore che "fa colpo".
Porto lo stesso colore da una vita, ma solo ora ho realizzato che attira l'attenzione di bambini e pensionati. Dall'età di mezzo  nessuna reazione.
Porto lo stesso colore da una vita.
Sto pensando seriamente di cambiarlo.

25 marzo 2011

La signora Rita

La signora Rita era la mamma di una mia vicina di casa.
Era alta, dritta come un fuso. I capelli color madreperla, corti, sempre perfettamente in piega. L'immancabile rossetto rosso su una carnagione bianchissima. I tratti duri e strani emanavano una bellezza inspiegabile.
La signora Rita era sempre elegante e in ordine.
Era rimasta vedova molto giovane e doveva gestire le intemperanze di una figlia troppo forte e le indecisioni di una figlia troppo debole.
Quando arrivava sembrava spostare l'aria, impossibile non notare il suo passaggio. Io, bambina, guardavo questa dea lontana con un misto di soggezione e di venerazione.
La signora Rita non era espansiva e affettuosa ma io non potevo che volerle bene.
Un giorno, diventata grande, ci siamo ritrovate durante un pranzo tra ex vicini di casa. Erano passati diversi anni che sulla signora Rita non avevano lasciato segni a parte un leggero aumento di peso.
Ad un certo punto la signora Rita mi ha presa in disparte, mi ha fatto una carezza e, con le mie mani nelle sue, mi ha detto:
"Mi dispiace sai, ma noi siamo diverse e sappiamo riconoscerci. Per me è stato facile: ai miei tempi ci si sposava perchè era così e poi ci si lasciava trascinare dalla vita. Per te sarà più difficile."
Al momento la frase mi ha spiazzata, non ne comprendevo il significato.
Non so ancora bene cosa voglia dire essere "diverse", facile comunque non lo è stato e non lo è ancora.

17 marzo 2011

Le parole che non ho più detto: brose

BROSA: è l'incrostazione composta di sangue rappreso e polvere di varia origine che si forma sulle escoriazioni prodotte da cadute accidentali. Per estensione è anche l'incrostazione alla base del naso dei bambini snarociosi.
Quand'ero piccola le ginocchia dei bambini, e a volte anche i gomiti, erano sempre ricoperte da brose.
Questo dipendeva dai giochi  fatti con sprezzo del pericolo come le derapate con la bici sulla ghiaia, le corse per i campi, le arrampicate sugli alberi e i relativi tuffi. Le cadute provocavano delle escoriazioni immediatamente pulite soffiandoci sopra e irrorate da un disinfettante naturale: lo sputo.
I bambini esibivano con orgoglio le proprie brose simbolo di una certa superiorità di carattere.
La brosa è scomparsa dal linguaggio e dalle ginocchia.
Ora i bambini praticano una diversa attività fisica, sotto stretto controllo degli adulti che prevengono qualsiasi tipo di ferita per evitare fastidiose denunce da parte dei genitori.

16 marzo 2011

Le parole che non ho più detto: snarocioso

SNAROCIOSO: si diceva, in senso denigratorio, di un bambino col "snarocio" al naso.
Snarocio è il muco che cola, snarocioso colui che ha il muco che cola dal naso.
Equivale un po' a "pivello".
Oggi è sparito dal linguaggio comune di chi parla comunemente il dialetto, come sono spariti i bambini con il mocio al naso. Ora vedo solo bambini con nasetti pulitissimi e quasi mai arrossati.
Con lo snarocio sono sparite anche le "brose" dai nasi dei bambini.

Le parole che non ho più detto

Mi sono tornate in mente parole che non uso più da tempo, parole nel mio dialetto che facevano parte di un uso comune che si è inesorabilmente livellato sull'italiano.
Sono parole dal suono strano che non si usano più perchè è venuta meno quella cultura o perchè non esiste più quello che significavano.
A queste parole voglio dare un po' di spazio perchè fanno anche loro parte di me.